Pare che finalmente sia accertato che il veicolo dell’infezione da Escherichia coli O104:H4 siano germogli di soia contaminati.
Ecco un po’ di link per chi è interessato:
http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Batterio+killer+E.+coli%3A+acqua+tedesca+sospetta&idSezione=11052
http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?idSezione=10951&idSezioneRif=26
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/06/05/news/escherichia_coli_i_morti_sono_22_la_ue_convoca_comitato_ortofrutta-17246642/
http://www.ilfattoalimentare.it/salame-cervo-turista-tedesco-batterio-killer-non-arriva-in-italia-basta-allarmismi-giornali.html
http://www.foodpoisonjournal.com/foodborne-illness-outbreaks/was-world-wide-e-coli-o104h4-outbreak-caused-by-sprouts/
Che dire: l’ennesima crisi del sistema della sicurzza alimentare in Europa, con milioni di euro di danni (anche per chi con l’epidemia, o meglio, episodio epidemico non c’entrava niente). Da quello che ho letto, direi che grossa parte del problema è l’ignoranza di molti giornalisti e del pubblico. Mediamente, i servizi televisivi e gli articoli sui giornali pubblicati in Italia nei primissimi giorni non brillavano per qualità dell’informazione e la cronica mancanza di informazioni facilmente accessibili sulla sicurezza alimentare non è stato d’aiuto. Incidentalmente, sul sito dell’autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), con sede in Parma, l’articolo più recente continua ad essere questo:
http://www.efsa.europa.eu/it/press/news/110601a.htm
Sul stio del DG SANCO (il direttorato generale dell’Unione europea che si occupa di salute e consumatori) le notizie non sono più aggiornate e, soprattutto, sono in inglese:
http://ec.europa.eu/food/food/coli_outbreak_germany_en.htm
Sul sito del Ministero della Salute (http://www.salute.gov.it/) le notizie sono tutte volte a minimizzare il problema (cosa probabilmente giust data la relativamente limitata localizzazione geografica dell’episodio epidemico), ma non mi sembra che si brilli per chiarezza dell’informazione: http://www.salute.gov.it/dettaglio/dettaglioNews.jsp?id=1564&tipo=new
Se si facesse più formazione dei consumatori forse il panico dilagherebbe un po’ di meno, perché tutti saprebbero mettere le cose nella giusta prospettiva.
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